sabato, 21 novembre 2009, ore 09:00
Se fosse ancora
l'opposto di ciò che m'aspettai
fino a quel cambio di programma

se fosse ancora quella sera,
quando la fine si tramutò in inizio
e le inutilità fatte per perder tempo
divennero gioielli disegnati in volto

forse dovrei tacermi e credere

nei cicli e nei ritorni di quel bene
che vale più taciuto che strillato,
sbattuto e poi rincorso senza tregua

lasciandomi portare dove vuole chi,
sotto una nuova forma e veste
sta replicando ciò che mai più ho avuto.

Gigio
bocboy
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sabato, 24 ottobre 2009, ore 09:17
Applico la stessa cura
eppure a volte non risponde, svanisce,
ed io non so dove rollare gli occhi;

poiché quando li lascio dove più mi piace
m'arrivano rumori vestiti da carezze
[e il freddo]

oppure, se li chiudo,
ed una volta aperti mi ritrovo al caldo
son le carezze stesse a far troppo rumore
[e allora torno a me]

qui, dove il silenzio e il buio cullano
le voglie di rinascita che affitto all'alba
e per un prezzo misero guariscono i miei giorni

che scorrono ignorati
da chi ha timore di fermar lo sguardo.

Gigio
bocboy
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giovedì, 15 ottobre 2009, ore 09:21
4-0, ovvero "Quattro anni di Splinder - Zero motivi per ininziare il quinto e continuare".

Ci ho provato, un anno fa, a vedere se abolendo la regola del post trisettimanale avrei "ravvivato" gli stimoli, ma in realtà, quello che è accaduto è che ho scritto più nei primi "storici" due mesi e mezzo della fine del 2005 che in questi ultimi dodici del 2008/2009.

Ed è proprio tornando a quel periodo, alla prima "stagione" di Bocboy, che invece sento l'enorme distacco dallo Splinder attuale.

So che solo chi era con me all'epoca (tanti) e purtroppo, per vari motivi, ha abbandonato già da tempo la piattaforma (oggi come oggi saremo in tre-quattro al massimo) - ognuno per motivi propri e distinti - sa di che cosa parlo e mi comprende, e non vorrei apparire spocchioso o schizzinoso agli occhi di chi invece è qui da meno tempo e lo fa con entusiasmo, ma questo posto è diventato meno dell'ombra di se stesso e se pur - poiché non ho intenzione di chiudere - resterò, vorrei farlo (oltre che per affetto) per mantenere un luogo dove poter scrivere quando e se mi va, anche fosse - esagerando - solo una volta all'anno.

Ma non mi sento più - e qui torno all'inevitabile confronto con l'epoca d'oro di questo blog - di fare inutili "giri contatti" (sempre più ristretti tra l'altro) per lasciare i miei laconici "ciao" , "grazie", e "buongiorno" pensando con malinconia all'eccitazione che si provava un tempo già nell'accendere il computer la mattina per scoprire con ansia cosa era successo nel mio e nei blog "affiliati"... cazzo, ricordo bene i post e i commenti con messaggi subliminali, gli "innamoramenti" e le gelosie, le gare per lasciare il primo commento, i boicottaggi concordati in privato, il mistero che avvolgeva alcuni personaggi che spuntavano all'improvviso, le foto, le nottate passate tra qui ed msn a sparare amenità in chat multiple e file interminabili di commenti "botta/risposta"...... insomma un altro mondo, un mondo dove chi lasciava solo un "ciao" o - peggio - osava copiaincollare in più di due blog i propri saluti clonati con tanto di gif animata o lenzuolone grafico era considerato un superficiale o uno spammer imbecille (God Bless And Damn Catsplinder!!!); ed è per questo, ritenendomi (forse immodestamente) non appartenente a nessuna delle ultime due categiorie citate, che resto "con la condizionale" e con tre giorni di anticipo faccio tanti, tanti auguri a quel vecchio malconcio di Bocboy.

Gigio, 15 ottobre 2009.

bocboy
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martedì, 06 ottobre 2009, ore 09:01
Non so riprendere ciò che non ho mai lasciato;

piuttosto insegnami a mantenerlo,
a interpretare i "sì" che mi piovi
ed a tracciare il poco,

il poco che si farebbe volentieri strada
[per giungere e scappare]
in un annullamento che è totalità
perché non porta peso

ma solleva

scollando via i pensieri, ad uno ad uno
per affrescarli là, dove t'ho detto "guarda"
dopo la prima nota del mattino.

Gigio
bocboy
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martedì, 29 settembre 2009, ore 11:24
Anch'io ho guardato in alto certe sere

pensando - mentre tu restavi zitta -
che il tuo non dire rimbombava

e scatenava in me di tutto,

le peggiori cose,
gli istinti più banali,

la voglia di scappare e seppellire;

d'improvviso poi,
scavando i nostri lasciti migliori
t'ho vista nuovamente alla finestra,
ad indicarmi un cielo;

spazio stellato che non porta nomi
ma chiede a noi di generarne

di quello stesso amor di madre ignota
che senza identità ci riconosce.

Gigio

bocboy
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martedì, 22 settembre 2009, ore 07:58
E' attraverso quella porta,
chiusa,
che tu vedi;

raccogli le mie lettere portandole alla bocca
per farle tue e tacerti,

nel transito più arduo
al quale non assisto per volere tuo

e per volere tuo non smetto,
anche nelle mie gesta più distanti
d'essere fiore e vincolo
del bene tuo assoluto.

Gigio
bocboy
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lunedì, 14 settembre 2009, ore 08:10
Mi muovo a pensieri ovattati
travestiti da passi, facili da contare
sulla tua inquietudine;
è un'attesa questa
che spesso sa d'addio
e spesso Dio bestemmia, sottovoce,
non più in quel coro a due che deflagrava.
Eppure sto, stai, stiamo;
verranno ancora numeri e nèonomi,
verremo ancora noi, a quel punto
dove s'incontrano il terrore e la speranza
facendo così tanta confusione
da riordinare tutto,
in questo paradosso irrinunciabile.

Gigio
bocboy
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sabato, 05 settembre 2009, ore 19:22
E' il silenzio l'unico degno omaggio;
certi stati di grazia lo meriterebbero,

da subito

ma noi che in mare ai verbi abbiam nuotato
sguazzando, andando a fondo e poi in apnea

paghiamo adesso i debiti d'ossigeno
agli esattori che han gridato contro,
all'imprudenza ma anche alla mancanza di coraggio

perché non c'è dilemma tuo che non mi sfiori,
ma in questo oblio, ti prego,
fingi per me
che l'ultima parola sia solamente tua.

Gigio

bocboy
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venerdì, 28 agosto 2009, ore 09:55
La abbiamo fatta attendere;
ci siamo detti "ancora cinque"
e invece è stato quindici.
Non è una conta, ma conta moltissimo,
è il ritmo che si brucia;
bastardo lui, che lo sa già da secoli,
conosce esattamente la nostra prima volta,
quella che neanche noi ci ricordiamo
ma viene in su, nascosta fra le sillabe
di un suono che oramai è puro presente.

Gigio
bocboy
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lunedì, 17 agosto 2009, ore 10:35
Le stelle erano già cadute quella notte;
eccetto alcune, che brillavan via
dalle due bocche consuonanti,
sincrone e rispettose in pausa
come un'atavica corale
diretta dal flemmatico maestro,
unico folle abilitato
a domare gli impeti e gli umori
della selvaggia che a sé lo albergava,
senza accenti e senza più verbi complicati
ad occultare la semplicità dei sensi.

Gigio
bocboy
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